TRASFORMAZIONE FONDIARIA-LE CASE COLONICHE

La diffusione delle case coloniche in campagna ed il conseguimento stabile insediamento della famiglia contadina sul podere è uno dei più evidenti aspetti innovatori della riforma fondiaria nei latifondi di Puglia e Lucania, dove appunto carattere urbanistico rappresentativo è la rarefazione di fabbricati rurali e l’assenza di popolazioni contadine sparse, frutto penoso della malaria anche se oggi scomparsa e dell’incerto e precario rapporto fra il lavoro umano e la terra. I tipi di costruzioni sono stati studiati dalla Sezione con criteri di funzionalità e di economia.                                                                                                          Per quanto riguarda le esigenze del nucleo familiare, pur fornendo sempre un numero di vani di abitazione (2 o 3 camere da letto e un ampia cucina o soggiorno) sufficienti per nuclei di composizione anche superiore alla media, i criteri che hanno informato i fabbricati colonici non hanno potuto seguire le variazioni delle composizioni familiari, sia per ovvie ragioni di costruzioni in serie che per la facile mutabilità nel tempo di quel fattore. Ampliamenti successivi, adattamenti, compiuti a momento opportuno dallo stesso proprietario contadino, potranno con il tempo adattare la casa alle eventuali nuove esigenze della famiglia. In ogni casa colonica si provvede altresì all’istallazione di un impianto igienico-sanitario, facente capo ad una termocucina a funzionamento misto (gas e legna) e che consente l’uso di acqua calda e fredda. Prevale per lo più la casa ad un piano, sia per adattarsi alla tradizione delle case contadine diffuse in Puglia e Lucania, sia per la sua ampliabilità.                                                                                                                                            Si è conclusa in generale la casa abbinata in cui i modesti vantaggi economici sono largamente sopraffatti dagli inconvenienti dovuti ad un’obbligata convivenza e vicinanza. A tale soluzione si è giunti solo in alcuni casi di abitazioni rurali accentrate in borgate residenziali, così a Taccone di Irsina, a La Murgetta di Gravina, a San Cataldo di Bella.

 

Mentre il nucleo di abitazione è rimasto pressocchè immutato, sostanziali variabili si sono apportate nei locali destinati al ricovero del bestiame, che sono stati dimensionati per 2, per 4 o per 6 capi grossi, a seconda delle esigenze poderali. Ogni unità poderale è dotata di forno, porcile, concimaia e silo ubicata nell’aia colonica a conveniente distanza dal fabbricato principale; annesso a questo è, inoltre il portico per depositare attrezzi e mangimi.                 Si hanno case in laterizio o in blocchetti nella collina materana.

 

La non grande ampiezza dei poderi della riforma, i loro fronti stradali limitati, l’ubicazione della casa sulla strada e quindi la vicinanza delle case l’una all’altra, pur dislocata ognuno nel proprio podere, rappresentano circostanze che consentono assieme alla migliore utilizzazione economica del fabbricato rurale, il sorgere e lo svilupparsi delle nuove comunità contadine che, grazie allea riforma fondiaria, vanno ripopolando e trasformando il latifondo.

 

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