TRASFORMAZIONE FONDIARIA-SISTEMAZIONE IDRAULICO AGRARIA

La sistemazione idraulico-agraria dei terreni espropriati, sia in piano che in colle, è uno dei più importanti e difficili problemi che l’Ente ha  affrontato a causa delle condizioni geomorfologiche che variano estremamente  nel vastissimo comprensorio.                                                                                                             In genere salvo poche e lodevoli eccezioni  il grande proprietario di terreni pianeggianti tenuti a pascolo o a coltura estensiva non considera grande danno  l’allargamento temporaneo di zone, anche estese, e ritiene che la spesa per l’impianto e la manutenzione di una razionale sistemazione non sia compensata dai vantaggi che ne possono derivare. L’Ente invece considera gli insediamenti sparsi, pur senza perdere di vista i criteri tecnici e le basi economici degli interventi; si è preoccupato di rimuovere subito alcune gravi deficienze di scolo e di contenere altri inconvenienti che potessero annullare o ridurre la produttività delle terre, adottando criteri atti ad assicurare un normale deflusso delle acque nelle zone di pianura e a difendere le zone acclivi dal disordine idraulico, causa di dispersione di fertilità e e di erosione del suolo.      I progetti di trasformazione prevedono dovunque la sistemazione superficiale ed idraulica dei terreni con una larga diffusione del seminativo-urborato nella considerazione che le alberature costituiscono il primo elemento per la sistemazione del terreno per distinguere gli appezzamenti

Nella pianura Metapontina l’Ente ha proceduto a sistemazioni idrauliche dei terreni, sollecitando razionali sistemi di lavorazione per agevolare il deflusso delle acque piovane.

Anche nella collina Lucana sono state adottate delle tecniche semplici per far si che le piogge autunnali-invernali non precipitano disordinatamente e velocemente a valle provocando erosioni sempre più profonde.                                   Allo scopo, poi, di migliorare la struttura del terreno, oltre che con arature profonde, si è intervenuti con abbondanti letamazioni e con piantagioni arbore, essenzialmente rappresentate da ulivi, elementi non estranei alla stessa sistemazione. Per salvaguardare le opere di sistemazione si è provveduto anche alla costruzione di BRIGLIEDRENI, FOSSI LIVELLI, SOLCHI ACQUAI, VESPAIATURE, ECC. ; tutti questi interventi si sarebbero mostrati infruttuosi.

Data la necessità di porre a coltura entro termini ristretti alcune zone soggette ad un disordine idraulico accentuato, l’Ente ha dovuto intervenire nel campo delle sistemazioni eseguendo in talune zone direttamente opere di competenza dei Consorzi e sostenendo quindi un onere che al 31 dicembre 1955 assomma a lire 100 milioni circa. Si cita tra questi: l’inalveamento di 2 torrenti in località Cipolla (Matera) e la sistemazione del Fosso Corbo in località Taccone (Irsina).

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