LA RIFORMA AGRARIA: LE ASSEGNAZIONI

L’articolo 16 della Legge 12 maggio 1950, n. 230, dispone che l’assegnazione dei terreni espropriati avvenga a favore di “lavoratori manuali della terra i quali non siano proprietari o enfitenti di fondi rustici o tali siano in misura insufficiente all’impiego della manodopera della famiglia”. L’Ente pertanto, esperita un’ indagine preliminare sulla consistenza e distribuzione delle famiglie, avendo diritto con pubblico manifesto diffuso nei comuni interessati invitò chiunque ritenesse di averne diritto a presentare domanda per concorrere all’assegnazione delle terre. Iniziò così la raccolta delle domande e contemporaneamente un’ istruttoria presso gli Uffici Anagrafe Comunali, gli Uffici delle Imposte, il Catasto, l’Esattorie, gli uffici di Collocamento ecc. per accertare le condizioni economiche e professionali dei richiedenti.                                                                                                    Gli elenchi dei capi famiglia furono pubblicati negli albi comunali e sottoposti all’esame degli Ispettorati Agrari Provinciali per l’attestazione della qualifica di lavoratore della terra e delle capacità professionali degli aspiranti. Nel giugno 1952, si pose termine alla presentazione delle domande. Gli elenchi poi furono integrati di ufficio dall’Ente con l’inserimento  dei nominativi di coloni miglioratari, di piccoli fittuari coltivatori diretti ecc. che erano già in possesso di terreni espropriati e che non avessero presentato la domanda di assegnazione. Tra Puglia, Basilicata e Molise gli aspiranti alla terra sono stati n. 100.240, di cui 97.127 aventi diritto.                                                                                     La Legge fu obbligo alla Sezione di assegnare i terreni ai contadini entro 3 anni dall’esproprio, ma questa ritenne opportuno di trasferire immediatamente le terre espropriate ai richiedenti aventi diritto man mano che le pervenivano in possesso e sempre che le pervenivano in possesso e sempre che non risultassero occupate da conduttori coltivatori diretti o non avessero bisogno di opere preventive di radicale trasformazione fondiaria.

Nell’ assegnazione delle terre si è seguita una graduatoria di precedenza così disposta dal Consiglio della Sezione fin dal 22 Settembre 1951:

a) salariati e braccianti nullatenenti residenti nel comune;                                                                                                                                                          b) mezzadri, coloni, compartecipanti e affittuari coltivatori diretti nullatenenti e non autosufficienti residenti nel comune;                                                                           c) salariati, braccianti, mezzadri, compartecipanti, coloni e affittuari coltivatori diretti non autosufficienti, nullatenenti, residenti in altri comuni del comprensorio, ma che dimostrassero di aver lavorato abitualmente nel comune negli ultimi 3 anni;                                                                                                                  d) salariati, braccianti, mezzadri, compartecipanti, coloni e affittuari coltivatori diretti non autosufficienti, nullatenenti, residenti in comuni limitrofi al comprensorio di riforma, ma che dimostrassero di aver lavorato abitualmente nel comune negli ultimi 3 anni;                                                                         e) salariati e braccianti nullatenenti residenti in comuni limitrofi;                                                                                                                                             f) mezzadri, coloni, compartecipanti e affittuari coltivatori diretti non autosufficienti residenti nel comune;                                                                                        g) piccoli proprietari coltivatori diretti non autosufficienti residenti nel comune.

Veniva peraltro data precedenza, secondo quanto prescrive la Legge, agli affittuari e mezzadri coltivatori diretti che conducevano terreni espropriati; per autosufficienti il Consiglio dell’Ente definiva coloro i erano proprietari o coltivatori di superficie di terra pari a quella che poteva essere assegnata all’Ente a famiglia con eguale numero di unità lavorative.                                                                                  Per il caso non si fossero potute soddisfare tutte le richieste di una categoria il Consiglio deliberava di dare la precedenza nell’interno della medesima alle famiglie più numerose valutando la loro composizione secondo i seguenti coefficienti: uomini dai 15 ai 65 anni, 1 unità; donne dai 15 ai 65 anni, 0,60 unità; uomini e donne con meno di 15 e 65 anni, 0,50 unità. L’attribuzione dei poderi e delle quote sulla base di tali direttive avvenne per sorteggio.                                                                                                                                                                              Il Consiglio della Sezione ritenne anche opportuno che la forma contrattuale preferirebbe per queste prime assegnazioni anticipate per queste prime assegnazioni anticipate rispetto  agli obblighi di Legge fosse quella semi-definitiva; si concentrava in una concessione amministrativa con promesse di vendita che avrebbe condotto entro il termine massimo di 3 anni al definitivo passaggio di proprietà. In tal caso la vendita doveva perfezionarsi entro il periodo che la Legge stabiliva con limite massimo per la concessione dei contratti di assegnazione definitiva. Fu però previsto nel contratto che si poteva dar luogo alla concessione definitiva in proprietà con regolare contratto di vendita anche prima dello scadere dei 3 anni qualora fossero esistite le condizioni tecniche produttive della quota o del podere assegnati.     Dal giugno 1954 i contratti dalla forma semi-definitiva sono stati man mano convertiti in contratti di compra-vendita secondo le disposizioni stabilite dalle Leggi di riforma, e tutte le assegnazioni posteriori a quella data sono state effettuate con forma di compra-vendita. Il rapporto contrattuale disposto dalla Legge è di vendita con patto di riservato dominio con un periodo di prova triennale; il tempo trascorso nella conduzione del fondo con il contratto provvisorio è stato peraltro scomputato dal periodo dal periodo di prova per il contratto definitivo. Il prezzo di vendita previsto è comprensivo della identità di esproprio e del costo delle trasformazioni al netto dei contributi di Legge; esso va corrisposto dall’assegnatario in 30 annualità al tasso del 3,50%; le prime 2 annualità sono limitate alla sola quota capitale; le altre annualità sono state determinate dall’Ente secondo un piano finanziario a rate crescenti proporzionate ai prevedibili incrementi di reddito del podere entro il triennio ammortamento.                                                                                                                                Il prezzo di vendita comunque, secondo le norme di Legge e le disposizioni emanate in proposito del Ministero dell’Agricoltura, è commisurato in modo da rientrare  nei limiti di sopportabilità offerti dai bilanci aziendali considerando le esigenze di vita della famiglia contadina, quelle relative alla conduzione dell’azienda, nonché la possibilità di conseguire un risparmio ampio. La graduazione del piano finanziario di ammortamento applicato dall’Ente tiene appunto conto di tali direttive e necessita in rapporto all’evoluzione della trasformazione agraria ed alla produttività delle aziende contadine di nuova formazione.                                                                                                 Nello svolgimento delle assegnazioni si dovette tener conto dello stato di possesso: rivelò che parte delle terre erano occupate da coltivatori diretti e che altre erano possedute da conduttori non coltivatori diretti; questi ultimi furono allontanati nei termini consentiti dalla Legge.  Ai coltivatori diretti fu fatto un attento esame.                                                                                                                   Il numero dei capi famiglia aventi diritto, richiedenti terra non sempre era proporzionato alle superfici espropriate nelle varie zone del comprensorio. Più spesso è avvenuto anzi che le espropriazioni  sono state minori proprio laddove insiste una maggiore densità di popolazione agricola e viceversa; nei comuni fortemente popolati, infatti, la popolazione della mano d’opera aveva già provocato un frazionamento della proprietà fondiaria o una più accentuata trasformazione, mentre i comuni di vero latifondo sono caratterizzati da una modesta densità demografica.

Il rapporto medio fra i terreni espropriati e i richiedenti avendo diritto all’ assegnazione risultò meno di 2 ettari per ciascun nucleo familiare avente diritto con punte massime di Ha. 16-18 circa nelle zone a coltura estensiva (Metaponto) e punte minime di Ha. 0,10 e meno nelle zone a proprietà frazionata (Alto potentino). Uno stato di possesso molto frazionato è sparso e di non facile ricomposizione a causa di diritti precostituiti da decenni o comunque da lungo tempo a favore dei possessori, si presentava inoltre in alcune zone come problema di difficile soluzione (Avigliano, Bella, Ruoti in provincia di Potenza).                                                                                                                     Per equilibrare le diverse proporzioni la Sezione ha preceduto ad alcuni trasferimenti di famiglie contadine dalla montagna e dalla collina Lucana alla piana Metapontina.                                                                                                                                                                                                 Le assegnazioni di terre furono iniziate l’8 dicembre 1951 appena dopo 3 mesi dalla pubblicazione dei primi decreti di esproprio (13 settembre 1951) e hanno proseguito ininterrottamente fino ad oggi.

La situazione al 31 gennaio 1956 si può riassumere in Ha. 153.103 assegnati a 26.522 famiglie distinte in 15.561 poderisti e 10.960 quotisti. Dei 197.500 ettari circa passati in possesso dell’Ente  tra espropri, permute e acquisti, oltre a quelli assegnati, circa 13.000 ettari rappresentano tare interpoderali (strade, canali, ecc.), 550 ettari sono stati ceduti ad Enti ed Amministrazioni varie, oltre 5.000 ettari  sono sottoposti a vincolo idrogeologico e forestale; le rimanenti superfici sono rappresentate da terre soggette a preventive opere di trasformazione fondiaria, da terreni occupati da possessori da confermare o da allontanare, e infine da terre in corso di assegnazione.

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