IRSINA – L’EMIGRAZIONE

Tra gli anni 1958-60 l’Ente Riforma, gradualmente, diminuì il suo impegno economico ed anche tecnico nei confronti dell’assegnatario. Il suo intento mirava a rendere autonomo l’assegnatario in tutto, nella conduzione della sua attività imprenditoriale agricola, come previsto dalla Legge di Riforma. Non più anticipazioni, sostegno economico nella coltivazione del fondo, quindi le prime difficoltà. Abitualmente l’assegnatario risiedeva in paese, si viete a risiedervi in campagna per organizzare e condurre una modesta attività agricola familiare, con tutte le incentivazioni possibili: allevamenti, ortaggi, tempo produttivo.                                                                                                         Le malannate accellerarono la crisi a causa delle forti passività per l’avversa congiuntura dei prezzi agricoli, poco remunerative, preoccupato per l’incerto futuro dei suoi figli in età scolare in procinto di frequentare le scuole superiori in altre città, l’assegnatario guardò in altra direzione per conquistarsi un avvenire migliore. I più intraprendenti erano già in Germania, Svizzera, al nord Italia dove avevano trovato lavoro e buon guadagno ed anche sistemazione per gli altri membri della famiglia, prospettive sicure e vantaggiose; questi emigrati richiamarono altri, parenti ed amici ancora incerti, rimasti a coltivare le terre. Anno dopo anno il flusso migratorio aumentò. Il primo della famiglia a partire era il capo-famiglia che trovando lavoro e sistemazione si faceva raggiungere dagli altri. Aveva così inizio l’emigrazione della popolazione di Irsina verso il nord Italia e nord Europa.

Con il disimpegno economico dell’Ente Riforma anche i lavori connessi alla trasformazione agraria, come la costruzione di nuove strade, case coloniche, sistemazione idraulica, incentivazione interpoderali vennero a mancare. Le imprese che davano lavoro a molti operai scomparvero e si ripresentò paurosamente lo spettro della DISOCCUPAZIONE. Anche gli operai si cercarono lavoro altrove. L’emigrazione trasferiva a nord tutto il tessuto lavorativo del paese. Irsina si svuotava di assegnatari,di  operai, di giovani in cerca della prima occupazione, di commercianti in difficoltà, di artigiani, di casalinghe ecc..

Il trasferimento altrove non è stato dettato da libera scelta, imposta dal bisogno, dalla necessità di un lavoro, non già da motivi ideali per il superamento del nazionalismo.

Oggi gran parte del popolo di Irsina è altrove: in Germania, in Svizzera, in Francia e soprattutto al nord Italia; in particolar modo la città di Sassuolo conta 10 mila irsinesi, la città di Milano ne conta altri 10 mila e queste due comunità festeggiano la festa di Sant’Eufemia di Calcedonia, protettrice della città di Irsina.

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