DAL FEUDO DI MONTEPELOSO AL LATIFONDO

Nel 1664 il feudo di MONTEPELOSO fu venduto da TOMMASO DE GUEVARA a GIROLAMO RIARIO SFORZA, Marchese di CORLETO, per 70 mila ducati. Il De Guevara l’aveva acquistato da un’ asta fallimentare a danno degli eredi di Nicolò GRIMALDI, già signore di Montepeloso. Con la scomparsa di Girolamo il feudo passò nelle mani di RAFFAELE, suo fratello. Infine, nel 1770 passò a Nicolò Riario SFORZA, marchese di Corleto, quale erede. Niccolò, sposato con Giovanna SOMMA di antica famiglia napoletana, ebbe 8 figli: Raffaele, Giovanni, Antonio, Vincenzo, Tommaso, Giuseppe, Giulia e Marietta.
Raffaele primogenito sposò BEATRICE principessa di SASSONIA, figlia di XAVER, principe di Sassonia, della contessa Clara SPINUCCI.
Il padre Raffaele di XAVER fu FEDERICO AUGUSTO II di SASSONIA, terzo RE di Polonia; la madre fu Maria Giuseppa arciduchessa d’Austria.
Nicolò Riario Sforza, marchese di Corleto e signore del feudo di Montepeloso morto a Gennaio del 1796. Gli succedette immediatamente per testamento e diritto naturale, il figlio primogenito RAFFAELE. Questi, avendo sentore di essere inviso al re, perché sospettato di infedeltà non venne a Montepeloso. Rimase a DRESDA presso XAVER principe di Sassonia, insieme a Beatrice sua moglie e alla loro figlioletta GIOVANNINA. Ma, improvvisamente, egli muore alla vigilia di Natale del 1787.
Il fratello Giovanni, nella qualità di secondogenito del marchese di Corleto e in virtù del testamento di Raffaele, dettato prima che morisse, si designò erede universale del casato di Corleto e del feudo di Montepeloso. Il testamento in sede di dibattimento fu ritenuto nullo perché dettato in fretta tra i frangenti della morte annunziata e senza le dovute solennità di rito. In data 28 ottobre del 1799 la Principessa Beatrice di Sassonia nominava suo procuratore e vicario generale il signor Cavalier Giuseppe di Sassonia, suo fratello perché tutelasse in sede civile del Regio Tribunale i diritti di Lei in quelli della figlia quale erede legittima del defunto duca Raffaele.
Il 28 febbraio 1800 il Cav. Giuseppe di Sassonia presentava un memoriale alla Regia Camera della Sommeria, esponendo tutte le ragioni rivolte a rivendicare i diritti della sorella e della nipote, usurpati dal duca Giovanni, detenuto nel carcere a Napoli, perché sospettato insieme ad altri nomi della nobiltà di aver reso parte ai moti rivoluzionari del 1799.
Inoltre, l’8 Marzo 1803 il Cav. Giuseppe di Sassonia, sempre in veste di procuratore della sorella, presentava formale preambolo regio in favore del Duca Giovanni, ritenendo il testamento del fratello Raffaele invalido per legge. La causa durò fino al 1803. Tornato libero, il duca propose alla cognata il seguente accordo: “e siccome il nostro vivo desiderio è che possa un giorno seguire la felice unione in matrimonio di Raffaele Riario Sforza con l’anzidetta Giovannina, nostri rispettivi figli (cioè Raffaele figlio di Giovanni, e Giovannina figlia di donna Beatrice), così ci auguriamo che non abbia luogo di avvenire venura ulteriore contestazione tra le parti!. Così stabilito, ritornò: la la concordia nella famiglia Riario Sforza.
Nel 1806 muore Beatrice principessa di Sassonia, vedova del duca Raffaele Riario Sforza, primogenito di Nicolò marchese di Corleto e signore del feudo di Montepeloso.
Donna Giovannina Riario Sforza ora è orfana anche di madre; ogni tappa di crescita di GIOVANNINA è attentamente vegliata e vagliata dallo zio duca Giovanni che non mancava di ricordare alla nipote la promessa sottoscritta e approvata dalle rispettive famiglie.
La giovinetta matura altri sentimenti; è consapevole di saper fare libere scelte. Alle pressioni continue e logoranti dello zio non ne può più. Si rivolge a Gioacchino Murat ora sul trono di Napoli con queste parole” sire, iddio mi tolse a padre e madre, perciò sono sola al mondo. Ora mi vuol far sposare un uomo che non amo. Mi metto sotto vostra protezione, perché in tal rincontro, possiate farmi da padre “. Il Re la protesse, attirandosi le ire dei Riario.
Nel 1815 donna Giovannina Riario Sforza sposa il conte Laval Nugent, principe romano, nato in Irlnda nel 1777, capitano generale dell’ esercito napoletano. Passato nell’ esercito austriaco divenne maresciallo. I coniugi Nugent Riario, dopo una lunga controversia legale, ottennero dal duca Giovanni Sforza tutti i possedimenti appartenuti un tempo all’ex feudo di Montepeloso.
L’accordo fu firmato il 3 dicembre 1821.
I venti della Rivoluzione Francese che da tempo soffiavano sull’Europa avevano abbattuto dalle radici il feudalesimo. Feudi e feudatari erano stati ridimensionati. Parte dei possedimenti rimasti nelle loro mani, si trasformarono in proprietà private.
Ecco venir fuori il LATIFONDO che tanto male arrecò al popolo. La storia ne parlerà a lungo. Ma si concluderà con la nuova rivoluzione liberale di questi ultimi anni. Dalla loro unione i coniugi Nugent Riario ebbero i seguenti figli: Alberto, Gilberto, Arturo, Beatrice, Giovanna e Leontina. Donna Giovannina Riario Sforza morì a Parigi nel 1854. Il popolo di Montepeloso la ricordò con affetto e amirazione. Il marito conte Laval Nugent morì nel 1862 in Croazia, nel suo castello di Bosjvo, ove si era ritirato dopo la morte dell’amata consorte.
Il figlio Alberto doveva avere il maggiorato ma ciò non avvenne e la proprietà fu divisa tra gli altri eredi.
A Gilberto fu assegnato: la difesa di Calderasi; la difesa Forno; la masseria di San Giovanni, la masseria di San Felice, la tenuta di Monteverdesi, la tenuta Porcoro, iazzo Scaricaturo, Acqua di Lupi, Pietrazzarrita e Corte, il molino contrada Percoro, terreni in prossimità dell’abitato ove in seguito fu impiantato un grande vigneto, il palazzo con il castello e varie abitazioni adiacenti.
Ad Arturo fu assegnato: l’altra parte della difesa Calderasi, poi venduta al cav. Materi di Grassano, la difesa Visciglio, venduta al medesimo cav. Materi.
A Beatrice, marchesa Strozzi, la difesa Mattinella di Bradano, venduta a Scaffarelli di Potenza. Alla nipote Giovannia D’Orsaj Odelscalchi, la difesa di Piana Cardone, venduta a Giacomo Amato.
Gilberto, colpito da grave malattia, prossimo alla morte, fece testamento donando tutti i suoi beni al cugino conte Laval Nugent.

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