LA QUESTIONE MERIDIONALE

Dopo l’unità d’ Italia, le popolazioni del Meridione d’ Italia vivono ancora in condizioni di estrema miseria ed è notevole la presenza di gente analfabeta. Il nord Italia risente il problema in modo minore rispetto al sud Italia; nel nord infatti anche se in modo poco sviluppato si trova un notevole sistema industriale e un capitalismo moderno nelle campagne.  Nel Meridione l’economia è fondata sull’agricoltura la quale offre pochi aspetti di maturazione in modo capitalistico. Le condizioni di vita dei contadini del meridione sono sempre state poco buone, a renderle ancora più dure sono l’abolizione dei diritti feudali e i nuovi obblighi previsti dai nuovi contratti agrari.

Il nome di QUESTIONE MERIDIONALE viene attribuito grazie a questa profonda differenza.

Mentre nel Nord industrializzato cresce la capacità di organizzazione e resistenza delle classi lavoratrici, il Sud precipita invece in una tragica crisi economica e sociale. L’iniziativa privata nè quella pubblica effettuano significativi investimenti industrali nel Meridione.

Lo stato continua paradossalmente ad esigere dalle popolazioni meridonali un gettito di imposte sproporzionato rispetto ai redditi reali. Alle inevitabili evasioni fiscali il governo di Roma risponde confiscando decine di migliaia di poderi contadini.

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